POSTFAZIONE
All’Antivangelo maledetto di Giuda Iscariota
Questo mio “Antivangelo” può sembrare un libro di pura invenzione, di fantareligione, ma non lo è assolutamente. Il contenuto è romanzesco, ma non si tratta di un romanzo. E’ semplicemente il frutto di ricerche annose e amorose sull’Uomo-Dio, e riporta la pura e semplice verità, la mia verità, i miei modesti convincimenti sui divini accadimenti.
La prima stesura del libro appariva come un grosso saggio, impostato secondo le migliori regole esegetiche ed ermeneutiche, con numerose note a piè di pagina, largo di citazioni e di riferimenti bibliografici.
A lavoro compiuto mi sono subito reso conto che nessun editore avrebbe investito un certo capitale su uno scrittore poco conosciuto, su uno studio che poteva interessare pochi studiosi specialisti della materia.
Io volevo che le mie argomentazioni su Gesù raggiungessero il più largo pubblico, i giovani soprattutto. Pensavo e penso tuttora che vi siano dentro valori e motivi di riflessione preziosi per i tempi che viviamo dove il vuoto nell’anima alimenta l’angoscia fisica e metafisica delle masse, un’esistenza disperata che punta esclusivamente sulla bruta materia.
Fu così che mi decisi a riscrivere il testo, a tagliare, a semplificare, a metter tutto in dialoghi essenziali ed a farne una storia avvincente, un thriller teologico, il libro così com’è in questo momento.
L’idea del libro mi venne alcuni anni fa riflettendo su una mia vecchia, ferma e assillante convinzione: vedevo nei passi dei Vangeli che leggevo e meditavo quotidianamente, non uno soltanto, ma ben due Gesù profondamente diversi l’uno dall’altro.
Incominciai a leggere accanitamente tutto ciò che riguardasse Gesù: vecchio e nuovo testamento, gli scrittori del suo tempo, Filone di Alessandria e Giuseppe Flavio, i testi gnostici, quelli apocrifi, i padri della Chiesa; ma più andavo avanti con la mia ricerca più mi convincevo che i Gesù erano proprio due e in disaccordo totale fra loro.
C’era un Gesù che faceva riporre la spada a Simon Pietro avvertendolo che: “...chi di spada ferisce, di spada perisce” e che riattaccava a Malco l’orecchio mozzato dallo stesso riottoso apostolo; ma ce n’era un altro che esortava i discepoli a vendere il mantello per acquistare armi, che entrava trionfalmente a Gerusalemme su una giovenca d’asina, come profetizzato per il re legittimo d’Israele, per il Cristo, l’unto del Signore. Un Gesù quest’ultimo anelante la glorificazione da parte delle moltitudini e pieno d’ira, di violenza, armato di frusta e fustigante.
Non poteva essere la stessa persona chi minaccioso premiava col Paradiso gli abbedienti e puniva per l’eternità nel fuoco della Geenna gli infedeli, proprio come il Dio geloso, rancoroso e vendicativo degli ebrei, dall’altro che perdonava l’adultera che la Legge voleva lapidata, che esortava a perdonare settanta volte sette persino il proprio nemico, il peggiore dei nemici, fosse anche un legionario romano, Tiberio Imperatore o addirittura il peggiore di tutti, Belzebul, Satana stesso.
Come conciliare un Gesù che si diceva “Figlio di Dio”, che ostentava la sua onnipotenza pubblicamente in ogni suo miracolo, che guariva un bambino nato cieco soltanto perché Lui fosse riconosciuto e glorificato come un Dio, con quell’altro Gesù, così diverso, che prega in solitudine, che fugge le moltitudini, che si nasconde, che dice di essere semplicemente “Figlio dell’uomo”, nostro amico e fratello, umile, dubbioso, persino peccatore, che implorava i miracolati a celare la cosa, assicurandoli che il merito della guarigione fosse soltanto loro che avevano avuto un po’ di quella fede che sposta le montagne?
Più ritornavo a leggere i Vangeli più mi convincevo che in Palestina, a quei tempi, operavano per vie ed intenzioni diametralmente opposte due Gesù.
Incominciai poi a leggere testi che mettevano in discussione la figura e persino l’esistenza storica di Gesù: le opere degli illuministi, dei razionalisti, degli atei, degli agnostici, degli anticlericali, dei modernisti, trovando sempre più conferme ai miei sospetti.
Mi interessai infine a tutte le altre religioni, al taoismo, al sufismo, alla Kabala, allo sciamanesimo, all’induismo, al buddismo al lamaismo tibetano e incominciai a viaggiare in India, in Nepal, in Tibet, per frequentare monasteri, ashram, sciamani, guru, maestri di meditazione, yogi e santoni di ogni risma. Accenno a quest’ultime esperienze soltanto perché ritengo che mi abbiano dato una più sottile percezione nel riconoscere chi è un vero maestro iniziatico e chi un ciarlatano venditore di fumo. E questo mi ha soprattutto permesso di riconoscere quale dei due Gesù parla e agisce come il vero depositario del buono, del nuovo a consolazione dell’umanità sofferente.
Ma una volta convinto, senza più ombra di dubbio, che due Gesù, completamente diversi, battevano le strade della Palestina, tutto l’edificio costruito dalla Chiesa in duemila anni di storia intorno alla figura di Cristo mi crollava addosso senza volerlo. Tutto mi cadde a pezzi e i tasselli chiedevano di essere diversamente riposizionati per dar vita ad un mosaico completamente diverso, più logico, più vero, più umano e più bello, quantomeno dal mio punto di vista.
Iniziai a buttar giù i miei primi appunti il giorno in cui in una noticina di un Vangelo delle Edizioni Paoline lessi che Barabba, il ladrone, l’omicida catturato dai romani avrebbe avuto, secondo alcune antiche redazioni del Vangelo, come vero nome, Gesù, e che soltanto a scanso di equivoci si era ritenuto opportuno omettere il nome Gesù e lasciare il soprannome Barabba. Quindi il vero nome del bandito sarebbe Gesù detto Barabba e, l’aramaico bar’abba non significa altro che “Figlio di Dio”. Eccoli finalmente a confronto, uno di fronte all’altro i due Gesù; davanti a Ponzio Pilato, al Sinedrio ed alla popolazione (Cfr. La Bibbia concordata, cit. pag.1724, nota a Mc. 15,7).
Nel mio “Antivangelo” asserisco cose e vicende che appaiono ai più incredibili e assurde, e questa storia di un Gesù Barabba che mi conferma la presenza di due Cristi sul litostroto della Torre Antonia e in Palestina è quella più sconvolgente e la cui plausibilità sarebbe sufficiente a render credibile tutto il resto de “L’antivangelo”.
Gesù Barabba era per i romani un latrones, un omicida; per gli ebrei che lo volevano a gran voce graziato, sicuramente un patriota, il capo combattente della setta zelota. L’altro Gesù, senza legioni al suo fianco e che al contrario gli ebrei volevano senz’altro crocifisso era, come riporta il Talmud, un mago, un negromante, un empio corruttore del popolo come Socrate che meritava la fine che ha fatto. Quest’ultimo non rappresentava alcun pericolo per il Procuratore di Roma che per Lui infatti si lavò le mani.
Colui che gli ebrei avrebbero voluto innalzare al trono d’Israele non poteva essere che Barabba e, Pilato, nel rispetto della legge Porcia lo frustò e sicuramente lo crocifisse. Il nostro Gesù invece, Ha Nazri, “Lo straniero”, “Lo sconosciuto”, il più grande riformatore religioso di tutti i tempi, rappresentava uno scandalo vivente per i sacerdoti del Tempio, per i sadducei, per i dottori della legge, per la tradizione ebraica, per tutti gli ebrei, che lo volevano morto e, secondo il testo rabbinico sarebbe stato di fatto condannato dal Sinedrio per blasfemia, negromanzia e magia alla pena della lapidazione.
Sulla croce, fra i due latrones non poteva esserci che un terzo latrones. Pilato non avrebbe mai fatto pubblicamente giustiziare i due ladroni che evidentemente erano zeloti banditi e graziare il loro stesso capo. La storiella della grazia pasquale è assurda e senza precedenti per quasi tutti gli studiosi.
Da quanto appena detto emerge quanto Gesù fosse detestato dal Sinedrio e da tutti gli ebrei. Questo fa cadere la storia di un Gesù che non poteva essere catturato alla luce del giorno per il timore di provocare una sommossa e l’altra storia che spiega la necessità del tradimento di Giuda, della necessità del bacio notturno. Quel bacio, se non rappresentava il sigillo di un tradimento, doveva al contrario indicare una predilezione particolare, sicuramente iniziatica. Giuda Iscariota risulta essere il solo apostolo baciato e chiamato amico dal Maestro; un amico tanto fidato da avere l’incarico di custodire il denaro della comunità.
In una sorta di effetto domino gli antichi tasselli mi caddero via via uno sull’altro fino a che più nulla restò in piedi.
Se Giuda era l’apostolo amico di Gesù chi erano gli altri apostoli che vedevano Giuda come un perfido traditore? Chi il capo degli apostoli, spesso disobbediente, chiamato talvolta “Satana” dal Buon Maestro, incapace di intenderlo e di camminare sulle acque (iniziaticamente) e che lo rinnegherà tre volte al canto del gallo?
Fra i punti più scabrosi del libro c’è quello che fa degli apostoli cinque fratelli in armi, tutti zeloti, latitanti, sicari, terroristi e assassini. Tutti figli di Rabbi Giuda il Galileo, capo zelota, crocifisso come latrones trenta anni prima di suo figlio Gesù Barabba.
Anche nei Vangeli canonici si parla continuamente della madre e dei fratelli di Gesù. Nel Vangelo di Matteo (13,55) se ne fanno pure i nomi: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, che guarda caso hanno lo stesso nome degli apostoli. Queste poche righe del Vangelo basterebbero di per sé a far saltare più di un dogma religioso, quello della verginità della madonna per dirne uno. Questo se la Chiesa non ci accertasse subito che quei cosiddetti fratelli sarebbero in realtà soltanto cugini, poiché per gli ebrei esisteva una sola parola nella loro lingua per definire due così diversi gradi di parentela. Chiediamoci allora come mai i traduttori cattolici che a scanso di equivoci si sono permessi di omettere il nome a Barabba si siano poi trattenuti dal tradurre direttamente e correttamente con “cugini” il termine “fratelli”? Forse perché gli evangelisti Marco e Matteo, o chi per loro, scrissero il Vangelo in lingua greca che possiede i termini corrispondenti a cugino (anepsiòs) ed a fratello (adelphòs) e che usarono per l’occasione, nel testo originale, proprio adelphòs. Ovviamente fratelli a Gesù Barabba, il ladrone. Il nome Gesù veniva trascritto anche Giosuè, ed uno dei quattro fratelli citati da Matteo si chiamava, come abbiamo visto, proprio Giuseppe detto anche Joses.
Vada pure per fratelli, si dirà, ma perché farne degli zeloti e dei sicari? Noi sappiamo dai Vangeli che Simon detto Pietro (oggi diremmo ‘Il Duro’) è armato, che allunga due spade a Gesù, che mozza con l’arma l’orecchio a Malco, il subalterno del Sommo Sacerdote Caifa; e se è armato il primo degli apostoli si può ritenere che lo siano tutti gli altri fratelli. Non si dimentichi che Simone è detto Bar’Yona, “figlio di Yona” secondo l’agiografia cristiana, “il latitante” invece se traduciamo Baryona scritto in una sola parola. Se ritengo che Simone il duro, venisse detto anche ‘il latitante’ è anche perché non mi risulta che l’apostolo Andrea, in quanto fratello di Simone venisse soprannominato a sua volta ‘figlio di Yona’. A tutto questo aggiungiamo pure che fra gli apostoli citati dai Vangeli c’è un fantomatico Simone ‘il Cananeo’, ovverosia ‘lo zelota’ che è con tutta certezza lo stesso Simon Pietro; che Giuda Iscariota, come ci rivela il suo nome, è un sicario, un terrorista assassino; che Giacomo e Giovanni vengono chiamati da Gesù stesso ‘Boanerges’, ovverosia ‘figli dell’ira’, ‘figli del tumulto’, che han tutta l’aria di essere due nomi di battaglia che ben si addicono a coloro che il Vangelo stesso delinea come due guerrafondai ambiziosi che puntano al potere ed a sedere alla destra di Gesù (Barabba). Se tutto questo è vero, risulta difficile non vedere negli apostoli i ‘Galilei’, i degni figli del ‘Galileo’, di Giuda il Galileo, i capi stessi della setta zelota.
Le incredibili asserzioni che emergono dai dialoghi del libro non pretendono di essere delle primizie. Talune più, talune meno hanno tutte trovato sostenitori in autorevoli studiosi ed ho l’impressione che presto si darà tutto questo per qualcosa di trito e di scontato.
A dire il vero non sono mai stato uno strenuo propugnatore dell’ ipse dixit e, in questo libro mi son ripromesso di lasciar parlare soltanto i personaggi e di lasciar completamente libera la capacità di giudizio del lettore. Ho voluto che una sana e normale ragionevolezza conducesse il lettore verso la personale convinzione che i fatti potevano svolgersi soltanto nel modo più semplice e naturale.
Su Gesù si è scritto tutto e il contrario di tutto. Studiosi di grande rilievo sono peraltro convinti che non sia neppure esistito, dacché prove inconfutabili della sua esistenza non ce ne sono. Tanto per fare qualche nome a caso, Voltaire, H.S. Reimarus, Lessing, Volney, Dupuis, D.F. Strauss, Robertson, Bolland, W.B. Smith, G.T.Sadler, Arthur Drews, Robert Stahl, Adel Smith, Luigi Cascioli, sono tutti di questo parere.
Storici ebrei contemporanei di Gesù come Filone di Alessandria e Giuseppe Flavio non spendono una sola parola su di Lui in tutta la loro monumentale opera. Si direbbe quasi che una mano segreta abbia voluto cancellare, nei secoli bui , ogni traccia di Gesù.
A conferma dell’inesistenza di Gesù ci sono anche i rotoli del Mar Morto. Un’intera biblioteca di ben 800 rotoli, scritti sicuramente prima del 60 D.C. (poiché le grotte in cui sono stati ritrovati erano state murate, probabilmente dagli stessi esseni, non più tardi di questa data) non riportano nulla di questo Cristo Messia di Israele.
Se non condivido questa tesi, abbracciata recentissimamente da Luigi Cascioli con il suo saggio La favola di Cristo, è soltanto perché mi rifiuto di credere che siano sorte in Palestina e nel resto del mondo allora conosciuto, centinaia di sette cristianeggianti, in concorrenza e l’una contro le altre armate, su un personaggio inventato di sana pianta.
Quando si parla di Gesù i dotti e la scienza si contraddicono vergognosamente. Lo aveva Lui stesso in qualche modo previsto ringraziando Dio che “ ha tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli” (Matteo, 11,25). Vediamo arcanamente confermate queste parole nel constatare che la scienza e la tecnologia più sofisticata in mano agli studiosi più qualificati vengono mortificate quando si cimentano, per fare un esempio sulla autenticità della Sindone quando gli scienziati sentenziano, a seconda delle convinzioni religiose, pro o contro.
Lo stesso squallido esito si è avuto per il discusso frammento 7Q5 trovato fra i manoscritti del Mar Morto. Poche lettere su un frammento grande come una moneta dividono accanitamente, da decenni, archeologi, papirologi e studiosi di tante scienze sulla provenienza o meno dal Vangelo di Marco. Se il frammento fosse del Vangelo di Marco si anticiperebbe di decenni la sua prima apparizione, in un periodo in cui erano vivi i testimoni oculari. Questo deporrebbe, a detta di molti, per la storicità dei Vangeli e la veridicità del contenuto.
Resta il fatto che l’esclusiva degli 800 rotoli del Mar Morto appartiene allo Stato di Israele e al Pontificio Istituto Biblico di Roma; che dal 1947 quasi nulla è stato messo a disposizione degli studiosi laici e della libera ricerca; che a più di 55 anni dal ritrovamento alcuni rotoli vanno irreparabilmente disgregandosi. Tutto questo purtroppo ci fa temere che una verità su Gesù, scomoda ai fondamentalismi ebraico-cristiani non si potrà più conoscere.
Un’ipotesi a questo punto diventa legittima. Il Vaticano potrebbe esser propenso a far credere che non ci sia nulla negli 800 rotoli esseni che riguardi Gesù e a dar credibilità a chi illaziona la sua inesistenza piuttosto che far emergere da quei manoscritti un Gesù figlio d’uomo in qualche modo somigliante a quello dell’Antivangelo. E’ ovviamente preferibile non saper nulla di Gesù per poter continuare a dire tutto quello che la Chiesa ha sempre detto di Lui, piuttosto che aver le prove certe e documentate di un Gesù diventato inutilizzabile per qualsiasi religione.
Di tutte le mie argomentazioni su Gesù, una delle poche di cui non ho conoscenza di studi e di libri in grado di suffragarla è quella che lo vuole un randagio della Terra e dello Spirito, un senza patria, straniero a tutte le nazioni, cittadino di una geografia sacra che attraversa l’India, la Persia, l’Egitto per terminare nel Nepal, nel Tibet, nel Kashmir. L’antivangelo lo vuole assolutamente straniero in terra di Israele, straniero per nascita, straniero per visione del mondo e spiritualità, più che straniero, un vero scandalo vivente per il popolo eletto, come ho cercato di dimostrare in tante pagine del libro. Forse Gesù è stato in Palestina anche per smentire e denunciare clamorosamente la blasfema pretesa di una nazione di autoproclamarsi eletta da Dio, di credere in un Dio unico per il proprio uso e consumo, di escludere tutte le altre nazioni della Terra da questo eccelso privilegio. Certo che se esistesse veramente un Dio giusto, dovrebbe sentirsi in dovere di incarnarsi e farsi uomo soltanto per gridare all’umanità l’assurdità di eleggersi nazione pupilla e prediletta di Dio; a costo di morire scandalosamente sulla croce. Anche le SS naziste portavano scritto sul loro cinturone “Dio è con noi”.
Questa non ebraicità di Gesù - Lo Sconosciuto è forse l’ipotesi più originale di questo libro incredibile. Al contrario numerosissimi sono i libri che fin dal titolo ribadiscono un Gesù ebreo. Per la verità troppo insistentemente per non destare sospetti, per non scorgervi un mal celato timore che qualcuno scopra un Gesù tutt’altro che ebreo: si direbbe un mezzo tentativo di buttarsi avanti per non cadere indietro. Persino alcuni studiosi ebrei, convinti che le radici dell’antisemitismo siano nell’accusa di deicidio che la Chiesa per secoli ha rimproverato loro, sembrano tuttavia tenerci a perpetuare l’idea che un miliardo di non ebrei adorino un Dio che è stato un comune ebreo in carne e ossa, addirittura un emarginato, una pietra di scarto per questa nazione.
In ogni modo sono oramai centinaia gli studiosi che si chiedono dove visse Gesù prima della sua repentina apparizione in Palestina; che al par del Corano credono e sospettano la sua mancata crocifissione, la sua sostituzione al momento del supplizio, la sua fuga da Israele. Si fanno sempre più numerosi i testi che lo vogliono in India, nel Nepal, nel Cashmir dove sarebbe morto a 120 anni e sepolto a Shrinigar in un tempio tuttora esistente, dove una setta di islamici eretici, gli Ahmadiyya, lo venera come un grande Maestro spirituale.
Strano questo Gesù-Ha Nazri per essere un vero Rabbi ebreo! Ha percorso come una meteora, per pochi mesi, tutta la Palestina, scappando da un villaggio all’altro, senza avere una tana, un cuscino su cui posare il capo, per essere braccato, lapidato, insultato, tradito, catturato, condannato e suppliziato, come un ladrone, come un assassino, soltanto per averne dette delle belle a chi non voleva sentir dire parole nuove. Non poteva essere assolutamente un Rabbi ebreo.
Affermava di essere una sola cosa con il Padre, con il Dio degli ebrei. Una bestemmia, la più blasfema delle bestemmie, per gli ebrei. “Avete sentito tutti? ha bestemmiato!” grida il Sommo Sacerdote Caifa stracciandosi le vesti. E se lo dice la massima autorità religiosa del tempo, possiamo pure credergli. Se era un uomo mortale come noi, Gesù, senza ombra di dubbio, era una bestemmia vivente. Non sarebbe una bestemmia la sua soltanto se fosse veramente Dio e la Chiesa fu costretta a fare di Lui un Dio per non dover ammettere di adorare un bestemmiatore, un negatore di Dio, un ateo. Sarebbe il colmo. Non soltanto Gesù afferma di essere Dio, ci assicura che noi siamo suoi fratelli e amici, che giudicheremo gli angeli, che faremo tutto ciò che ha mostrato di fare Lui, che guariremo gli ammalati, che parleremo tutte le lingue della terra, che stringeremo fra le mani la forza maligna dei serpenti, che siamo immortali, insomma che noi stessi, proprio come Lui siamo potenzialmente Dio. Anche su questa mia ardita congettura Ernst Bloch mi ha in qualche modo preceduto facendo qualche timida riflessione su un Gesù come Buddha in odore di ateismo.
Torno a dire che quanto emerge di incredibile e di “farneticante” da questo libro lo si può ritrovare disseminato nell’opera di centinaia di studiosi. Soltanto qui però troviamo raccolte in un tutto logico e organico tante verità scomode. Anche “L’eredità messianica” di M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, tanto per citare un testo recente, di grande successo e che ha suscitato vivissimo scalpore in tutto il mondo, sostiene con scienza, perizia e convinzione quasi tutti i punti più scabrosi del mio libro. Per esempio che Gesù non poteva essere di Nazareth, poiché a quei tempi il villaggio neppure esisteva (pag. 39); che gli apostoli erano zeloti, sicari, tutti armati, briganti e latrones per i romani (pagg. 55 e sgg.); che erano tutti o quasi tutti fratelli e figli di Giuda il Galileo (pag.92); che gli esseni erano i burattinai di tante sette e che occultamente miravano a scatenare una guerra santa per la liberazione di Israele dai romani (pag.71); che Gesù (il latrones preciso io) è fratello degli apostoli e dello stesso Giuda Iscariota (pag. 92); che Tommaso (nome aramaico che vuol dire gemello) è un soprannome e che il suo vero nome è Giuda, Iscariota, il sicario detto anche Didimo (dal greco dìdymos = gemello), il fratello gemello di Gesù (Barabba aggiungo io). Potrei così continuare se non temessi di rubare il piacere al lettore di scoprire da solo tutto il resto.
Ma di quale Gesù parlano gli autori dell’eredità messianica? E’ tutto giusto quello che scrivono e documentano. Loro parlano però di un solo Gesù e quel Gesù, affermo io, è Gesù Barabba. Gli autori del libro non hanno difficoltà a descrivere un Gesù combattente, re e Messia, aggressivo, armato e tutto proteso a salire sul trono di Israele con l’aiuto dei suoi bellicosi fratelli. Ci sono negli stessi Vangeli molti punti che fanno pensare all’esistenza di un Gesù guerrigliero. Non è difficile trovare nei Vangeli canonici fatti e parole in grado di delineare questa figura di patriota ebreo e combattente. Ma che ne facciamo dell’altro Gesù? Di Gesù “Ha Nazri”, “Lo straniero”, “Lo sconosciuto”? Quello per intenderci, che perdona, che ama la pace e la vita, quello che non conosce nemici, quello che perdona persino coloro che lo tradiscono, lo rinnegano e lo svendono ai carnefici. Ne “L’eredità messianica” non si parla affatto di questo Gesù così diverso dall’altro; lo si ignora completamente, come vengono del resto ignorate tutte quelle qualità del cuore e dello spirito che si addicono ad un essere perfettamente buono, che pure colmano tante pagine dei Vangeli. M. Baigent e compagni negano l’altra faccia della luna perché l’ipotesi dei due Gesù toglierebbe ogni credibilità e forza alla tesi del loro libro. Il libro è incentrato su una setta segreta, il Priorato di Sion, custode delle prove atte a dimostrare che la dinastia dei Merovingi, di origine ebraica discende direttamente dalla casa di Davide dell’Antico Testamento e quindi da Gesù stesso. La tesi del mio libro dei due Gesù può da una parte confermare che Gesù Barabba, figlio di Giuda il Galileo, il capo degli zeloti crocifisso e non graziato dai romani sia il legittimo discendente della casa di Davide e che i Merovingi possano in qualche modo entrarci, dall’altra però rivela l’esistenza di un Gesù sconosciuto, il Gesù del cuore che l’umanità ama da millenni e che ha eletto unico re del mondo nel proprio intimo. Gli ultimi discendenti dei Merovingi, se ancora esistono, avrebbero molto poco da vantarsi di discendere da un Gesù Barabba che per l’umanità e per i vangeli resta pur sempre un ladrone omicida ingiustamente graziato da Pilato.
Se il Gesù dei Vangeli fosse una sola persona, come vorrebbero farci credere gli stessi autori de “L’eredità messianica” (secondo me neppure loro troppo convinti), questo Gesù sarebbe contraddittorio, dilaniato interiormente, un pazzo, uno schizofrenico, poco credibile e improponibile come Messia degli ebrei.
Il mio libro non vuole assolutamente essere anticlericale, e tanto meno blasfemo, né dissacratorio. Ho voluto animarlo del più pensoso afflato religioso e la figura di Gesù resta per me altissima, unica e imprescindibile per ogni seria trasmutazione intellettuale e spirituale. Sono peraltro convinto che il Gesù che ci viene ammannito da duemila anni dal cristianesimo di tutte le sette non sia per niente adatto alle attese ed alle esigenze spirituali dell’umanità di questi ultimi tempi. Poteva andare bene per le masse rozze, superstiziose e analfabete del Medio Evo, non per gli uomini di oggi, tutti in grado e vogliosi di leggere e di giudicare con la propria testa e smaliziati da secoli di storia.
Mi rendo conto della necessità nel mondo di una presenza come Gesù, che a rifiutarlo si correrebbe il rischio, per il bisogno impellente che ha l’uomo di credere, di sperare e di guardare ben oltre la materia, la carne e la vita terrena, di soggiacere ad estranei e invadenti fondamentalismi religiosi, a pseudoreligioni, ad influenze di natura occulta, a infime superstizioni, a forme di magia incontrollabili.
Sono convinto che l’occidente ed il resto dell’umanità abbiano più bisogno che mai di un certo Gesù. Di un Gesù maestro di libertà e di amore e di verità a difesa dei pilastri irrinunciabili della coscienza umana, per arginare l’opera perversa dei principi di questo mondo, dei potenti della terra, tutti liberticidi, che mirano soltanto ad arrestare ed a mummificare le potenzialità sconosciute, imprevedibili e dirompenti dell’uomo nuovo, del “figlio dell’uomo” che verrà.
Sono convinto che Gesù Ha Nazri sia ancora uno straniero alla terra; il Grande Sconosciuto e che la sua Buona Nuova sia la sola pietra di inciampo di tutti i fondamentalismi religiosi, politici, ideologici e sedicenti democratici.
Enrico Ronzoni