Commenti e valutazioni critiche sull’Antivangelo maledetto di Giuda Iscariota.
RICORDANDO ENRICO
di Antonello Ricci
Ho voluto conoscere Enrico Ronzoni dopo aver letto l’ Antivangelo maledetto di Giuda Iscariota e mi sono trovato di fronte a un uomo gentile e sensibile, ricco di spiritualità e intelligenza. Enrico non c’è più ma noi siamo ancora qui a parlare del suo libro e dei motivi per cui a noi quel romanzo-saggio è piaciuto.
Anzitutto perché è un racconto dal sapore antico, che comincia nel più antico dei modi: con l’invito a sedersi intorno al fuoco di un bivacco.Mangiare insieme. Narrare storie.
Ma anche il suo “stile” valoriale mi convince: non dissacratorio, né anticlericale, né tanto meno blasfemo. Un libro semplice e godibile, rivolto a un vasto pubblico, ai giovani soprattutto.
L’antivangelo mi è piaciuto, infine, per la sua intrigante struttura di thriller teologico. Esso si dipana, infatti, come un’inchiesta. Applicata però, e questo è molto interessante, al testo dei Vangeli in quanto tale. Come in un saggio di filologia o di critica letteraria.
Perché, in fondo, un testo sacro è sempre e comunque anche un testo letterario. Perciò possiamo studiare il racconto della vita e dei miracoli di Santa Rosa da Viterbo o la leggenda della Madonna Liberatrice, proprio come facciamo con il Don Chisciotte. Cogliendovi lapsus, omissioni, storpiature, scambi di nome come indizi. Sviste e falsificazioni come cicatrici di una genesi. Vettori ermeneutici. Faglie di senso. Assestamenti e riletture.
Nei vangeli canonici, per esempio, sotto l’unico nome di Gesù sembrano muoversi due diversi individui, letteralmente in antitesi per concezione della vita e per azioni.
Finchè scopriamo che bar’abbà in aramaico vuol dire semplicemente “figlio di Dio” e che Barabba era quindi soltanto l’appellativo, il soprannome di un uomo in realtà chiamato Gesù (“bagattella” confinata di solito, nelle traduzioni, in qualche minuscola noticina a piè di pagina..).
Mentre un altro Gesù, che ben poco c’entrava con il capo degli Zeloti, era conosciuto come “Il Nazareno”: non perché originario di un villaggio che a quei tempi neanche esisteva, quanto perché ha nazri: cioè “Lo Straniero” (un uomo venuto da lontano, insomma… e ripartito senza mai essere stato crocifisso…).
Anche per questo, credo, Enrico amava descrivere il suo libro con la metafora del mosaico: personaggi e azioni come tessere che si scompongono e si ricompongono sotto gli occhi del lettore, risignificandosi e consegnandogli l’inaudita storia di un Cristo altro, infinitamente più umano di quello imbalsamato da duemila anni di dottrine e guerre per l’ortodossia.
Più umano,dunque scomodo.
IL PENSIERO BUDDISTA NELLA PROSPETTIVA ANAGOGICA DEI CRISTIANI ISCARIOTI: ALCUNE OSSERVAZIONI SUL SENSO DELLA RICERCA SPIRITUALE IN OTTICA MODERNA
di Paolo Dattilo
1. Dal lavoro di Ronzoni è facile dedurre quale importanza abbia avuto, nella formazione spirituale di Gesù, “lo sconosciuto”, l’incontro con la tradizione orientale e l’insegnamento buddista.
E se ne è testimonianza il recupero di prove a sostegno di un suo possibile passaggio ad Oriente, lo è ancora di più la quintessenza del messaggio che egli tenta di diffondere peregrinando.
-La sua esperienza in Terra Santa risulta infatti solo parte di un viaggio perenne che non si esaurisce in spazi e tempi storicamente definiti e il Gesù che qui ritroviamo assume le sembianze di uno straniero, di un maestro impegnato a mostrare la via della salvezza eterna attraverso principi di segno universale e più vicini al piano antropologico che a quello teologico
-Il Gesù che emerge dal racconto sembra affondare le proprie radici spirituali all’interno di una concezione che considera la vita in sé come espressione di una Legge cosmica e in effetti l’idea di un Dio assoluto che crea e domina la Legge non sembra appartenere all’orizzonte evangelico dei cristiani iscarioti. Per questo Gesù il divino è immanente all’essere umano e non esterno ad esso.
E’ il pensiero del comune mortale come capace di essere Dio stesso nella misura in cui vive in unione e cioè si fonde con la Legge che permea il pulsare ritmico dell’universo e dei suoi fenomeni. (pp. 53,74)
2. Le contaminazioni dovute all’influenza della tradizione orientale si mostrano con evidenza nel ruolo centrale attribuito alla nozione di Karma quale principio di spiegare l’origine e il senso dei destini umani. (p. 61)
E questa nozione si lega direttamente a quella Legge misteriosa che rappresenta l’entità della vita e che viene insegnata da Gesù in termini di consapevolezza e rispetto verso l’infallibile dinamica del “contraccambio”. (p. 73)
-Nel Buddismo questa si spiega come rete di relazioni causa-effetto stabilite dall’azione compiuta (Karma), fisica, verbale o mentale che sia, capace di imprimere energia nella profondità della mente, nel cosiddetto magazzino karmico o coscienza Alaya, e quindi porre cause, condizioni cioè per l’esistenza di futuri effetti. L’accumulo, la registrazione del complesso sistema causale costituisce il patrimonio karmico dell’individuo e ne determina i destini esistenziali. (p. 72)
-Da questo deriva necessariamente che solo l’uomo è responsabile di se stesso, nel bene come nel male, e che egli, nella facoltà di decidere e agire, può attingere ad un infinito potenziale di saggezza e accrescere l’aspirazione a ciò che è alto e sempre migliore realizzando così un’esistenza piena. Anche per il nostro Gesù la Legge è dentro l’uomo e la strada della salvezza nel risvegliarsi ad essa. (p. 51)
3. Una visione cosmica di questa natura lega a sé il principio dell’Eternità della Vita quale unica realtà immutabile di fronte all’infinito e complesso ciclo di casualità che origina le cose e gli eventi, l’essere umano compreso.
Non vi è cioè alcun principio né fine ma un perenne trasformarsi in un continuo ciclo di nascita e morte, di manifestazione e di latenza, di flusso e riflusso di tutti i fenomeni dell’universo. (p.38)
-E’ infatti sull’eternità della Legge che si poggia il Cristo riletto da Ronzoni nella misura in cui si fa Messia salvifico di tutte le anime. Attraverso i cicli di reincarnazioni è possibile estinguere tutte le colpe e raggiungere il Regn dei Cieli, ciò che potremmo definire come Nirvana. (p. 40)
-Una salvezza dunque che trascende il tempo e che Gesù fa coincidere con l’impegno ad amare il prossimo, al perdono, anche del proprio nemico, in maniera del tutto disinteressata in virtù dei profondi legami (karmici) che uniscono le forme di vita in relazione tra loro dall’infinito passato all’infinito futuro. (pp. 60, 62, 63, 64, 65 –parabola del buon samaritano)
4. E’ una missione quella del nostro Gesù molto simile a quella che definisce la figura del Bodhisattva e cioè il simbolo fondamentale della pratica dell’altruismo. Il Bodhisattva è colui che fa voto di salvare tutti conducendo all’illuminazione mediante il potere della compassione.
Egli si identifica con tutti gli esseri, rispetto alla loro natura illuminata, facendo azioni perché il sentimento non basta, e mentre si impegna verso mete impossibili, allarga i confini del proprio sé superando e sintetizzando l’opposizione egoismo-altruismo e conducendo in tal modo anche se stesso all’illuminazione. (p. 70)
Egli si identifica con tutti gli esseri, rispetto alla loro natura illuminata, facendo azioni perché il sentimento non basta, e mentre si impegna verso mete impossibili, allarga i confini del proprio sé superando e sintetizzando l’opposizione egoismo-altruismo e conducendo in tal modo anche se stesso all’illuminazione. (p. 70)
-E’ la pratica del Bodhisattva che possiede in sé sia il seme che il frutto della Buddità come condizione suprema della vita, piena di forza vitale, saggezza e armonia. Con il suo errare spazio-temporale Gesù esercita la virtù del Bodhisattva e con essa stabilisce un’etica universale applicabile a tutti i possibili sistemi di valori. E’ l’etica delle virtù, di aspirazione ad un risultato sempre più alto che porta ad uno sviluppo morale infinito.
-Rispetto ai sistemi etici occidentali, sostanzialmente deontologici e contrattualistici, essa presenta i vantaggi della flessibilità e adattabilità culturale, della maggire spinta motivazionale e della assunzione di responsabilità. Il messaggio del Maestro va allora inteso come possibilità di liberazione dalle strettoie autoritarie e conservatrici attraverso l’idea del rinnovamento spirituale in quanto capacità dell’uomo di cambiare. (p. 69)
5. Se l’orientamento spirituale di Gesù risente dell’influenza della filosofia orientale, tuttavia esso sembra rinviare ad una interpretazione che si colloca a metà strada tra gli insegnamenti Hinayana e quelli del Mahayana provvisorio.
-Dai primi accoglie l’idea del superamento e dell’estinzione degli attaccamenti e delle illusioni terrene quale veicolo per la redenzione, salvezza che si realizza però solo con il ricorso a successive rinascite. (p.71)
Dai secondi sembra trarre invece la prospettiva legata alla possibilità per tutti gli uomini di entrare nel Regno dei Cieli. (p. 72)
In altre parole tale posizione pare sintetizzare le diverse correnti dell’insegnamento bobbista: vivere in accordo con la Legge consente a tutti di raggiungere il sublime, ma è la condizione karmica , individuale e collettiva, che ne determina i tempi di realizzazione.
-Forse è proprio questo il limite interno al messaggio cristiano come riletto nei precedenti termini. Non sembra infatti presente in questo verbo la possibilità di salvezza per tutti in questa esistenza, così come insegnato da quei Sutra che costituiscono l’insegnamento del Mahayana definitivo. Secondo quest’ultimo e in particolare attraverso il Sutra del Loto, ogni singolo essere umano è in grado di ottenere l’illuminazione in questa vita e nella forma presente. La Buddità potenzialmente latente si manifesta e permea ogni altra condizione vitale nel momento stesso in cui l’individuo la coglie tramite la meditazione e la esprime mediante l’azione. Ciò naturalmente implica la definizione di un mezzo che permette di entrare in contatto con essa e che nell’insegnamento del Sutra del Loto si individua nella recitazione di un mantra capace di evocare tale natura nell’unità di corpo
e mente.
e mente.
6. Tuttavia, se sotto questo profilo la Buona Nuova del Gesù degli Iscarioti mostra un certo grado di parzialità, essa rappresenta sempre un messaggio di straordinaria portata soprattutto nella misura in cui restituisce all’uomo il senso della autonomia, dell’autodeterminazione nei confronti del proprio destino. Ed è in questo senso che tale paradigma religioso acquista la forza di proporsi come magistero d’impronta moderna e universale, in quanto capace di trascendere le variabilità culturali. In conclusione la ricerca spirituale non può prescindere dal ripristino della Legge all’interno dell’uomo e dalla consapevolezza che solo a quest’ultimo appartiene la responsabilità della propria felicità o infelicità.
LETTERA DI UN AMICO
LETTERA DI UN AMICO
Siena, 9 febbraio 2004
Ciao Enrico, non ti conosco, ma avendo letto il tuo libro, un po’ sì, quindi ti considero già un amico, sicuramente una persona verso la quale, mi sento di dire, provo simpatia, stima e affetto. Per questo spero ci si possa incontrare.
Superato un momento iniziale di difficoltà, una volta compresa la logica e la forma del tuo racconto, la lettura è andata avanti speditamente, permettendomi di cogliere in modo chiaro gli spunti di riflessione e le affermazioni che proponi sulla figura di Gesù. Molte delle cose che dici fanno risuonare in me percezioni ed intuizioni già presenti nella mia esperienza religiosa, sopra ogni altra, quelle connesse allo spirito di libertà e di responsabilità presente nella buona novella che ci affranca dalla schiavitù e dall’immutabilità della legge.
Il concetto di spirito santo, che è la sola trascendenza presente in questo messaggio, è in tal senso molto importante, perché, eliminando gli ultimi inquinamenti antropomorfici dell’ebraismo, toglie ogni base e valore al pensiero gerarchico che sottende una logica umana legata ad una visione della materia priva di ogni spiritualità, che vive il proprio tribalismo spacciando l’intolleranza e la razza per valori morali se non addirittura etici.
Purtroppo siamo diventati schiavi delle nostre parole che invece di aiutarci a capire ci allontanano dal pensiero vero, come succede quando nell’usare il termine “ateo” automaticamente pensiamo alla negazione di una entità superiore, come se, non potendo o volendo personificare un dio trascendente, venisse meno la forza dello spirito divino che sostanzia il creato. Quando invece “ateo” potrebbe significare adulto-responsabile delle proprie azioni e dei propri pensieri.
Penso con te che se le religioni posso essere molte, la religiosità è una e penso anche che Gesù rappresenti un culmine. Mi è piaciuto molto come hai spiegato la logica della parabola del buon samaritano, la specularità dei due concetti di amore e perdono, come attraverso il rispetto ed il prendersi cura anche del nostro nemico, di chi ci ha fatto del male, sia possibile spezzare la catena del karma. Mi piacerebbe pensare nel prossimo anche tutti gli altri esseri viventi diversi dall’uomo.
La tua tesi su Gesù non morto e quindi non risorto, è molto plausibile, e certamente spazza via molti punti di fede, molti di quei dogmi che fanno del cristianesimo, meglio dire del cattolicesimo, ciò che è. Una religione un po’ assurda, piena di contraddizioni e forse anche per questo piena di fascino. Su questa tela fitta di fatti, su questi misteri abbiamo costruito la nostra civiltà razionale, tecnologica, scientifica, fondata sulla storia.
Altre religioni, più razionali, più coerenti, sicuramente più plausibili hanno invece rappresentato l’abitat ideale di una visione del mondo quasi magica, poco prevedibile, insondabile nella sua oggettiva soggettività, in perenne moto circolare, senza storia.
Che paradosso!
Cero è che solo ciò che sperimentiamo direttamente può avere valore, reincarnazione compresa. La reincarnazione infatti razionalmente convince, ma se poi non ti è concesso il ricordo, alla fine, analogamente a quanto dice S. Paolo a proposito della resurrezione della carne, quella fede sarebbe vana. La ragione senza la comprensione diretta, quella del cuore e della volontà, non vale granché.
Io aggiungerei che anche una tradizione esoterica affermata (Antroposofia -R. Steiner-, Rosacroce, etc) che si fonda nella figura del Cristo in croce, poi morto, infine risorto, troverebbe qualche motivo di crisi nella tua tesi. Ma poi non più di tanto, perché alla fine attraverso l’amore e la carità (la compassione buddista) tutto può essere compreso.
La realtà va ben oltre la più sfrenata fantasia e tutto ciò che può essere pensato è, in qualche dimensione dello spazio-tempo, reale.
L’esperienza della vita è misteriosa e meravigliosa, e in questo cammino ogni cosa può convergere nel suo opposto. Affidiamoci a questo amorevole e caotico turbine di amore e pazzia, che è l’essere e cerchiamo di vivere lasciando spazio alla dimensione del miracolo che è in noi.
Ti ringrazio per la copia che mi hai regalato, le altre 5 le sto diffondendo fra i miei amici.
Ti abbraccio e prego per te.
Walter, un amico di Paola.